ISTAT: CIMO, INVECCHIAMENTO POPOLAZIONE RICHIEDE FONDI PER PIANO DI CURA DELLE CRONICITA’

Roma, 16 maggio 2018 – “I dati Istat diffusi oggi fotografano una popolazione, quella italiana, che invecchia sempre di più senza un sufficiente
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ISTAT: CIMO, INVECCHIAMENTO POPOLAZIONE RICHIEDE FONDI PER PIANO DI CURA DELLE CRONICITA’
16 maggio 2018

ISTAT: CIMO, INVECCHIAMENTO POPOLAZIONE RICHIEDE FONDI PER PIANO DI CURA DELLE CRONICITA’

Roma, 16 maggio 2018 – “I dati Istat diffusi oggi fotografano una popolazione, quella italiana, che invecchia sempre di più senza un sufficiente ricambio generazionale e, sotto il profilo sanitario, che ha un bisogno assistenziale sempre più incentrato sulla cura delle cronicità. Peccato però che ci troviamo a dover implementare un Piano per le cronicità nazionale varato senza alcun finanziamento e quindi del tutto inapplicabile”, commenta Guido Quici, presidente nazionale del sindacato dei medici CIMO a seguito della pubblicazione odierna del Rapporto annuale Istat 2018 sulla situazione del Paese. “Questo spiega anche l’elevato ricorso ai ricoveri ospedalieri che, data la progressiva riduzione nella dotazione di posti letto (da 3,9 per 1.000 abitanti nel 2010 a 3,6 di oggi), genera veri e propri “colli di bottiglia” in tutte le strutture ospedaliere e di pronto soccorso, riducendo così l’offerta sanitaria ospedaliera e creando l’inevitabile allungamento dei tempi di attesa, che sono da imputare a cattiva organizzazione e minori finanziamenti”.

“Il fatto poi che i dati ISTAT sulla Sanità confermino le palesi sperequazioni tra le varie regioni in termini di dotazione di posti letto oltre che di aspettativa di vita, rende ancora più assurdo che le amministrazioni regionali continuino a litigare tra di loro proponendo strumenti di benchmarking che agevolano o penalizzano l’una anziché l’altra”. A livello governativo, altro paradosso è il disegno, di recente denunciato da CIMO, della ripartizione dei fondi dedicati al superticket che penalizzerebbe ulteriormente alcune regioni già in crisi. “Invece di guardare alle classifiche – conclude Quici – dovremmo preoccuparci del bene comune e del rischio di sopravvivenza del Sistema Sanitario Nazionale, che vede rinnegati nei fatti i principi dell’universalismo, sostenibilità e accesso alle cure da garantire uniformemente su tutto il territorio”.

 



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